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Calpestando le aiuole

ISBN: 9788860922557

Libro che raccoglie l'esperienza letteraria di Antonietta Tiberia; fra prose, poesie e fotografie ci si immerge in una scrittura densa di significato che riesce anche a divertire e stupire!

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12,00 € IVA compresa

128 pp.

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Libro che raccoglie l'esperienza letteraria di Antonietta Tiberia; fra prose, poesie e fotografie ci si immerge in una scrittura densa di significato che riesce anche a divertire e stupire!

 

L'autrice

Redattrice della rivista línfera, fondata nel 2006 presso il Café Notegen di Roma dal Movimento della Neo-rinascenza letteraria di cui fa parte, ha pubblicato articoli, racconti, poesie e traduzioni su quotidiani (La Provincia, Ciociaria oggi), riviste cartacee (linfera, Poeti e poesia, Rossopane, Il Fabraterno) e on-line (L’edicola ciociara, La luna e il drago). Suoi scritti sono inseriti nelle antologie poetiche Par-tendo dalla sala infera (Notegen, 2005), Dolce natura almeno tu non menti (Ed. Zona, 2009) e nella antologia di racconti Rac-corti (Perrone-Lab, 2008). Ha curato la prefazione del libro di poesie L’emozione nella parola (Por la palabra, la emoción) di Francesca Lo Bue (Ed. Progetto Cultura, 2010). Ha tradotto saggi e libri di narrativa per l’editore Gre-mese e i poeti Mario Paoletti, Jesus Lara, Pilar Bravo e Sotirios Pastakas.

  • Autore Antonietta Tiberia
  • Illustrato bianco e nero
  • Numero di pagine 128 pp.
  • Titolo Calpestando le aiuole
Da Commento
2013-03-09 maurizio .... "Calpestando le aiuole" di Antonietta Tiberia
appunti di lettura.
Due parole vengono alla coscienza, leggendo il libro: oggi e ieri.
Due parole che sono una potente molla verso il domani, il futuro.
Donna o uomo, chi vive solo nell'attesa del domani, non vive; ma anche chi non sa ricordare,
attingere di nuovo al proprio passato, alla propria storia, non vive pienamente. Sembra una cosa
scontata: ma non sta qui forse la crisi di identità contemporanea? Non sta nell'"attendere", nello
"sperare" dimenticando il rapporto con il proprio passato? “Come eravamo” è divenuto un
programma televisivo....e si sa, ciò che la tele mette in onda, è ormai passato e sepolto!
La nostra relazione con il tempo e con le cose, sta alla radice della nostra umanità e del vivere: mi
lascia sempre perplesso il disamore­ soprattutto delle nuove generazioni, ma non solo ­ nei
confronti dello studio della storia, perché mi sembra nasconda il disinteresse verso il proprio
passato, anche personale, in nome di una presunta inutilità di ciò che è stato.
Ecco allora l'altro polo del confronto, le cose.
Ci riferiamo ad esse come "utensili" ma paradossalmente sono "utensili" non solo funzionali alle
nostre necessità, ma prevengono nuovi e ridondanti bisogni: il telefonino ad esempio, da utile
mezzo di comunicazione a distanza, è divenuto macchina fotografica, banca dati, consolle di giochi,
radio.....
Entriamo cioè nel campo dei condizionamenti dell'uomo che diviene.....utensile del proprio
utensile!
Il libro di Antonietta ­ gradevole, concreto, autoironico, semplice ­ come sanno esserlo le persone
dotate di profondità e di sentimento ­ va pertanto in questa duplice direzione: nel senso del tempo
(circolare, più che rettilineo) e nel senso delle cose, avendo ben compreso che la nostra umanità ­
pur in evoluzione ­ non può prescindere dal ricordo e dal rapporto con le cose (oltre che le altre
creature della terra).
Quando dico ricordo, intendo non quella malinconia del buon tempo andato e quindi...perduto! ma
piuttosto il ricordo ­ réverie, di cui parla Bachelard, "come abbandono della mente in cui la libertà
del fantasticare non spegne la coscienza dello stato di veglia, ma si incontra con esso su un terreno
che non è né quello crudo della realtà, né quello incerto e oscuro dei sogni" (Lagazzi, "Forme della
leggerezza" p. 84)
Viene in mente l'Infinito di Leopardi come paradigma di questa réverie....
Antonietta Tiberia non rimpiange il tempo passato, la precedente condizione esistenziale; piuttosto
ricerca, insegue, le proprie radici per dare nuova linfa alle sue foglie nuove, perché in ogni stagione
della vita rinasca primavera ed il desiderio di spendere, nel vivere consapevolmente, la propria vita..
Ne deriva anche un rapporto autentico con l'altro e con le cose: lo stecco serve a scartocciare la
pannocchia, ma diviene anche dono; la pastasciutta è un cibo, ma anche il pretesto per parlare della
differenze tra cucinare e far da mangiare, per dire del gusto e della salute; la bilancia (il peso ideale)
nell'epoca dei nutrizionisti e delle diete atomiche, dà spunto per parlare dell'immagine di sé; le
zucchine di papà, riportano al rapporto con le stagioni e con le diete imposte dalle condizioni di vita
per una vita “sana”....
Insomma "Calpestando le aiuole" (ma oggi chi lo dice più? Esistono le aiuole nella nostra Roma?)
richiama alla concretezza del tempo e delle relazioni, nel tempo del virtuale; dove il medico­robot
compie un'operazione di altissima chirurgia, ma non saprà, né saprà confortare il dolore o l'ansia
del paziente; dove il telefonino tuttofare ci metterà in contatto in tempo reale, anche visivo, con il
neozelandese di turno, ma non ce lo metterà vicino “di ciccia”: non lo potremo mai abbracciare,
stringere la sua mano, percepire il suo animo, in silenzio, accanto a lui.
Che dire poi delle poesie?
Sono un contrappunto ai racconti, alle réveries, nei giochi vocalici, nei versi brevi, nelle rime:
perché un/una poeta è chi sa cogliere e seminare quel seme abbandonato – soprannumerario – tramattoni dell'esistenza: ci fa sbocciare il fiore della poesia, perché il lettore, l'uditore, possano
coglierne il frutto.
Grazie, Antonietta!
i
Maurizio

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