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La caccia, opera teatrale di Stefano D’Angelo

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La caccia è un testo teatrale ambientato sul nostro pianeta, ma anche in questo scritto ricorre la citazione di un mondo sotterraneo, uno sfiatatoio, come costante nella scrittura di quel D’angelo che in altri testi evoca corridoi nel sottosuolo e misteriosi ambienti abbandonati da archeologia industriale. Spesso la minaccia viene dal sottosuolo, più che dal cielo che comunque nella scrittura dell’autore non è mai rassicurante, come del resto
non è rassicurante quell’America armata, sempre pronta a giungere in soccorso.

 

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La caccia prende forma a teatro con due ex-traterrestri in missione, creature che si nutrono di denti umani squartando bocche in quantità e che si travestono con maschere appropriate che servono da copertura. La terra quindi è in pericolo, si rischia un’invasione di entità spietate che nulla hanno a che vedere con rassicuranti biciclette che prendono il volo al chiaro di luna. Ma c’è un terzo personaggio, è la cellula impazzita del viaggio della caccia, perché bisognerà appurare chi è veramente il cacciatore e chi la preda. Il codice Goritko che evoca organizzazioni alla Spectre, è citato da un senatore della Repubblica, non a caso una donna, dove al cospetto, i mangiatori di denti, diventano due sprovveduti. Il resto è meglio leggerlo preparandoci alla processione diabolica di benefattori dell’umanità, dove il senatore avrebbe potuto avere il volto familiare di Massimo Ghini in Compagni di scuola, uno che si è buttato nella po- litica ma come Predator nella giungla. Allora qual è il vero terrore? Chi sono gli umani? Chi ha mentito? Mentre una mano pelosa ha cancellato il nome da una lista, il gioco delle maschere della commedia dell’arte è cominciato, ma è quello degli specchi e delle misteriose organizzazioni che dicono di voler salvare il mondo. Una cosa è certa, quando il lettore viaggia nelle righe di Stefano D’Angelo, impara subito un meccanismo in cui mi riconosco: attenti a quello che è… e a quello che sembra. 


L'autore

Stefano D’Angelo è nato a Roma nel 1960. È vivo. Negli anni ottanta ha partecipato a collettivi e letture pubbliche con poeti quali Valerio Magrelli, Edoardo Albinati, Amelia Rosselli, Vito Riviello, Dario Belezza, Marina Pizzi, Elio Pecora, Dacia Maraini, Riccardo Reim, Maria Luisa Spaziani, Valentino Zaichen, Bianca Maria Frabotta, Giorgio Linguaglossa, Enzo Anania e altri.  Suoi testi pubblicati: Poesia: Cori Per Un Dramma (1988) Monoliti (1989), Lo Schiavo Di Ercolano (Antologia I Poeti Di Zone - 1990) In Cammino(Antologia  Cammino - 2018). Altre poesie  racconti e teatro sono apparsi in varie riviste, fra cui “Pagine” di Enzo Anania, Poiesis, sulle antologie “Tempo” e “Porte”. Ancora su “Citra”, “Pragma” “BraviAutori” (2012). Di Teatro ha pubblicato: Lo Specchio Di Ah svero(1988, Prefazione di Dacia Maraini), Così È Ma Non Pare – Dieci Drammi Di Fine Millennio (2000, Prefazione  Giorgio S. Prosperi, Mario Prosperi, Maurizio Panici, Donatella Diamanti), L’Ultima ora e L’inimitabile Vita Di Burke & Hare  Editori & Associati– Edizioni Del Politecnico n. 11, 1998). Romanzi: “Processione Diabolica” (2014. Prefazione Marco Belocchi) “Sangue Dallo Spazio Profondo” (2016. Prefazione Marco Belocchi), “La Caduta Degli Angeli” (Antologia: Isole Nella Rinnovata Incertezza, 2019). Suoi Testi sono stati rappresentati nei Teatri: Colosseo, Argot, Belli, Petrolini, Stabile Del Giallo, Politecnico, Dell’Orologio, Dei Contrari. Nel 1997,  con “I Fantasmi”, vince il Premio Enzimi, indetto dal Comune di Roma. Nel 1998, è presente nella giuria dello stesso premio. Il breve atto unico “Un Bicchiere D’acqua Per Il Prigioniero”, è stato uno dei testi premiati nella rassegna Corti A Lungo, al Teatro Dei Contrari. Lo stesso atto unico, nel 2002, per la seconda edizione di Schegge D’Autore, al Teatro Belli, è stato premiato come uno dei migliori spettacoli nel Lazio. Dall’atto unico “L’ultima Ora” è stato tratto il cortometraggio omonimo, finanziato dal MIBAC, per la regia di Marco Belocchi. Nel 1989 legge ad Atene il proprio poemetto “Il Fiume”, dedicato al poeta Ghiannis Ritsos, presente in sala. “Lo Specchio Di Ahsvero”  è presente in 17 Biblioteche all’estero, tra cui Germania, Stati Uniti, Inghilterra, Spagna. In particolare, “Lo Specchio Di Ahsvero” e “Monoliti” sono presenti alla Libreria del Congresso a Washington e ad Harvard. 

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La caccia è un testo teatrale ambientato sul nostro pianeta, ma anche in questo scritto ricorre la citazione di un mondo sotterraneo, uno sfiatatoio, come costante nella scrittura di quel D’angelo che in altri testi evoca corridoi nel sottosuolo e misteriosi ambienti abbandonati da archeologia industriale. Spesso la minaccia viene dal sottosuolo, più che dal cielo che comunque nella scrittura dell’autore non è mai rassicurante, come del resto
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