Senza nemmeno una rosa - Luca Napolitano
Isabella Esposito
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Il linguaggio di Napolitano è raffinato e consapevole, quasi rituale. L’utilizzo di un lessico ricercato già dai versi di apertura annuncia un’intenzione chiara: riportare la poesia alla sua dimensione originaria. In questo contesto si inserisce un’espressione che diventa chiave dell’intera opera, ovvero “cantare per iscritto”. Questo verso disvela l’intero progetto poetico: scrivere è un modo di cantare, di restituire alla parola la sua voce più autentica.
Senza nemmeno una rosa è una raccolta molto eterogenea, e proprio in questa varietà risiede il suo valore. Luca Napolitano si pone senza filtri, con coraggio e autenticità, perché — come ci ricorda nel cuore stesso di questi versi — la Poesia, come la Vita, ha sempre bisogno della Verità.
Isabella Esposito
L'autore
Nato a Roma il 4. 9. 82, mi chiamo col nome che mi hanno dato.
La forma geometrica che prediligo sono i punti interrogativi, nei quali evidentemente mi identifico, perché mia mamma – povera donna – è una vita intera che spreca fiato dicendomi di non starmene troppo ingobbito e di raddrizzarmi, ma io purtroppo su questo non riesco proprio a darle soddisfazione.
Inizio quindi a convincermi che certe cose ingobbiranno per sempre la mia schiena. Ad esempio, per dirne una, non ho mica capito se scrivere poesie fa di me un poeta.
Non ho poi capito se a forza di scrivere poesie si faccia anche della poesia, e se la vera poesia abbia così tanto bisogno delle andate a capo.
Non ho capito, infine, se sono una brocca o ci vivo dentro; se invece non lo sono e ne vivo anche fuori; se la poesia è l’acqua o la brocca, oppure l’acqua e la brocca insieme.
E se la brocca alla fine si rompe, non ho capito nemmeno dove va la poesia.
O dove sono andato.

