Forse Italo Calvino scriverebbe che “è un romanzo di forma fossile e sostanza magnetica, in cui la materia stessa del racconto – l’osso, la pagina, la voce – chiede al lettore di diventare paleoantropologo della parola, di scavare tra le fratture del tempo per capire di che specie è fatta la verità”. Io, mi limito a dire che l’intreccio non solo intriga ma sconcerta: scoprire che il mondo accademico di Tournai (e, per estensione, il nostro) è opaco – forse proprio quando le scoperte riguardano l’Uomo – disarma. Più l’osso rivela l’Uomo, più l’istituzione nasconde sé stessa.
Già docente ordinario presso l’Università di Poitiers e il Museo nazionale di Storia naturale di Parigi, Roberto Macchiarelli è un pa-leoantropologo interessato ai processi evo- lutivi dei nostri antenati più antichi.
Autore di oltre 300 titoli scientifici, ha diretto unità di ricerca finanziate dal CNR italiano e dal CNRS francese e condotto ricerche in diversi paesi africani e asiatici, contribuendo alla scoperta di fossili di australopiteco e di Homo erectus.
Vincitore nel 2011 di un premio internazionale dell’accademia Nazionale dei Lincei, è stato invitato a valutare l’attività del team del- l’Istituto Max Planck diretto dal paleogenetista Svante Pääbo, premio Nobel per la medicina nel 2022.
Narratore e divulgatore, capace di rendere in modo semplice e accattivante anche le più complesse teorie scientifiche, vive tra il villaggio di Angles-sur-l’Anglin, in Francia, e la cittadina pugliese di Martina Franca.