Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi. Acconsenta ai nostri cookie se continua ad utilizzare il nostro sito web.

Ok
Dimmi

La palude e la balera

12,00 €
Nessuna tassa

 

Politica sulla privacy

 

Spedizioni

 

Condizioni di vendita

Il libro

Una palude. Vi campano resti d’uomo. Forse scontano una colpa. È il grado zero dell’umanità. Un cecchino sta nella palude a fare il mestiere di dio. La memoria è un pensiero lontano che fa male. Va cancellato. Rimane solamente il sogno dolce di un luogo dolce. Una balera vicino al mare.

 

L’autore

Adriano Marenco, nato a Roma al Quadraro nel 1973, ha all’attivo decine di lavori: da portiere d’albergo, al volantinaggio matto e disperatissimo, anche se la sua vera passione è quella di critico teatrale, cinematografico e giornalista culturale. Ha scritto per La Rinascita della Sinistra, Il Manifesto, L’indice, Reti Solidali, Liberatura. Come drammaturgo e regista teatrale, ha scritto e diretto due spettacoli: Tante grazie a San Precario e Icore. Con il poema La fenice cieca ha vinto il premio La Repubblica delle Lettere. Vari racconti e poesie sono stati pubblicati in riviste e siti internet. A volte è autore di quadri realizzati con materiali recuperati. Il lavoro che lo ha veramente formato è stato contare la gente che sale e scende dagli autobus alla stazione Termini di Roma.

 

Incipit

L’uomo scavalca un paio di buche fonde. Una sedia estiva. La sedia è sfondata. Perde i fili, alcuni sono bruciati. Ha un appuntamento, oppure cerca qualcuno. Stringe un tubetto per l’asma che ogni tanto si porta alla bocca. Non si guarda intorno sospettoso, come sarebbe da prassi. Vede il ragazzo. Allunga il passo superando una ciabatta abbandonata. C’è una crosta, antica di sangue, sulla ciabatta.

Il ragazzo, spalle all’albero, testa affossata nel cappuccio, lui sì, da prassi, consegna un involto. Parla con voce lenta, le mani muovono gesti veloci: “Quello che faccio è arrotondare. Che non ti puoi permettere niente se non arrotondi. Neanche un topo. Neanche uno straccio di momento di relax per sopravvivere.”

Forse lo dice all’uomo. Forse a se stesso. Forse sono parole rivolte all’ambiente intorno: alla palude. Il loro dove. Qua si rinchiudono stracci d’umanità. La palude sta qui per questo. 

Riferimenti Specifici

Opinioni

Scrivi la tua opinione

La palude e la balera

Scrivi la tua opinione

16 altri prodotti della stessa categoria: