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Le stanze interiori

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Un diario sussultorio e desultorio dell’esserci è quest’opera, Le stanze interiori, di Tiziana Antonilli. È la nostra condizione esistenziale che qui viene raffigurata. È come se una maledizione avesse tolto la gravità da sotto al tavolo del mondo, così che gli oggetti e gli esseri umani galleggiano sul mare dell’inessenza, sbattuti di qua e di là, senza tempo e senza spazio, in una dimensione sottile come la pellicola di un film. E il burattinaio sovrano è un dio distratto che gioca con i fili di un teatro dei pupi. 

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Un diario sussultorio e desultorio dell’esserci è quest’opera, Le stanze interiori, di Tiziana Antonilli. È la nostra condizione esistenziale che qui viene raffigurata. È come se una maledizione avesse tolto la gravità da sotto al tavolo del mondo, così che gli oggetti e gli esseri umani galleggiano sul mare dell’inessenza, sbattuti di qua e di là, senza tempo e senza spazio, in una dimensione sottile come la pellicola di un film. E il burattinaio sovrano è un dio distratto che gioca con i fili di un teatro dei pupi. 

 La Antonilli scrive una poesia di «resistenza», una volta si diceva di opposizione, termine ormai diventato obsoleto... parlavo di una poesia di «resistenza» che ha il suo baricentro nella posizione etica più che in quella estetica, è questa l’opzione della poetessa di Campobasso, in favore delle «stanze interiori» e contro il commercio del valore di scambio, anche riguardo a quella poesia dello scambio monetario oggi in auge. Penso anch’io che una poesia veramente adulta debba occuparsi delle «stanze interiori» dei vivi-morti quali noi siamo diventati, dei tempi morti, delle temporalità interiori e di quelle esteriori che si consumano nella storialità del mondo.  Quelle «forme» di Sua Altezza Reale, il «tempo», si sono disintegrate, sottoposte al vaticinio della plebe, di quella accozzaglia che forma il mondo dei viventi. Non c’è più da scherzare con la poesia dei mottetti di spirito, il nostro mondo post-istorico è diventato una cosa tremendamente seria. Il mondo dell’ipermoderno gira a velocità talmente forsennata che brucia in tempi rapidissimi le «forme» che noi diamo alla poesia. E allora è una rincorsa contro il tempo quella cui è costretta oggi la poesia pensante. La Antonilli comprende che, paradossalmente, proprio quelle «forme» diventano oggi idonee ad essere trafugate ed espresse dalle «stanze interiori» della nostra coscienza più profonda. 

(Giorgio Linguaglossa)

 

L'autrice

Tiziana Antonilli è nata a Campobasso dove insegna lingua e letteratura inglese. Ha pubblicato Incandescenze (Ed. del Leone), Pugni e humus (Tracce) e Foglia del vostro ramo, silloge poetica vincitrice del Premio Montale in 7 Poeti del Premio Montale (Scheiwiller, Milano, 1997), e il romanzo di denuncia Aracne (Ed. Il Bene Comune). È stata selezionata per l’Almanacco poetico iPoet (12 poeti italiani), LietoColle, 2016.

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Un diario sussultorio e desultorio dell’esserci è quest’opera, Le stanze interiori, di Tiziana Antonilli. È la nostra condizione esistenziale che qui viene raffigurata. È come se una maledizione avesse tolto la gravità da sotto al tavolo del mondo, così che gli oggetti e gli esseri umani galleggiano sul mare dell’inessenza, sbattuti di qua e di là, senza tempo e senza spazio, in una dimensione sottile come la pellicola di un film. E il burattinaio sovrano è un dio distratto che gioca con i fili di un teatro dei pupi. 

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