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Materia redenta

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La poesia della Petrillo predilige l’espressione figurata, nella quale il letterale e il figurato funzionano come categorie proposizionali della differenza problematologica. Ad esempio nel sintagma «Io diffuso ad Uno», siamo indotti a ricercare altro da ciò che è detto in ciò che è detto attraverso ciò che è detto.

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Marina Petrillo, seguace di Mallarmé e adepta prediletta di Mnemosyne, considerala pratica poetica al pari di una liturgia nel senso letterale del termine, che comprende una dimensione soteriologica, in cui è in argomento la salvezza spirituale, e unadimensione performativa, in cui l’attività creativa è un semplice comportamentopragmatico. La poesia si dà come celebrazione di un significato che sta al di là deisignificati intramondani, di un significato trascendibile e trascendente. Detto questo, si capirà la predilezione della Petrillo per la catacresi e l’ellisse, che sono gli stru-menti retorici che tendono a spostare il linguaggio verso la soglia dell’indicibile.La poesia della Petrillo predilige l’espressione figurata, nella quale il letterale e ilfigurato funzionano come categorie proposizionali della differenza problematologica. Ad esempio nel sintagma «Io diffuso ad Uno», siamo indotti a ricercare altro daciò che è detto in ciò che è detto attraverso ciò che è detto. Decifrarne il senso implica l’atto di aderire ad un universo concettuale e metaforico dominato dalla contra-dictio in adiecto e dalla tautologia dove l’enunciato è risposta ad un altro enunciatosecretato,  risposta  alla  questione  del  senso,  impossibile  a  dirsi  e  a  dire  se  nonmediante un atto linguistico figurato. Nella poesia petrilliana la tautologia e l’ossi-moro abitano la medesima casa del linguaggio, e il linguaggio ne paga le conseguen-ze con una situazione di infermità dove il locutore parte da una domanda secretataper andare verso la risposta; e la poesia è nel viaggio, nel percorso che intercorre trail parlante locutore e il rispondente risponditore. È la ricerca del senso che qui haluogo, che non può essere soltanto nel disvelarsi del linguaggio senza che vi sia alcontempo il presenziarsi del risponditore. È un dialogo muto e intermesso che haluogo in mezzo alla confusione dei rumori di fondo. È il solo modo in cui può darsila poesia nella notte dei tempi dello spirituale della nostra epoca digitale.

(Giorgio Linguaglossa)

 

L'autrice

Marina Petrillo è nata a Roma, città nella quale vive da sempre. Ha pubbli-cato per la poesia Il Normale Astratto - Edizioni del Leone (1986) e, nel 2016,a commento delle opere pittoriche dell’artista Marino Iotti (Collezione privataWerther Iotti), Tabula Animica, premiato nell’ambito del Premo InternazionaleSpoleto Art Festival 2017 Letteratura. Sta lavorando a un’opera poetica ispirata a“I dolori del giovane Werther” di Goethe. Sue poesie sono apparse su riviste let-terarie. È anche pittrice. 

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La poesia della Petrillo predilige l’espressione figurata, nella quale il letterale e il figurato funzionano come categorie proposizionali della differenza problematologica. Ad esempio nel sintagma «Io diffuso ad Uno», siamo indotti a ricercare altro da ciò che è detto in ciò che è detto attraverso ciò che è detto.

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