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Thanatofobia, silloge di Guglielmo Aprile

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Il titolo, Thanatofobia, non lascia scampo: la paura di morire e quella, ancora più profonda, di non sapere cosa ci sarà dopo la morte.
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Il titolo, Thanatofobia, non lascia scampo: la paura di morire e quella, ancora più profonda, di non sapere cosa ci sarà dopo la morte. La raccolta, infatti, è piena di espressioni dubbiose e di incertezze, le stesse, del resto, che tormentano la nostra esistenza. Per esempio, nella poesia Nulla di buono non è certo nemmeno se il treno (la vita? la giornata?) riesca ad uscire dalla galleria e tornare a vedere la luce. 
Non è un caso, del resto, che la prima poesia abbia come titolo, in una sorta di gioco ossimorico, Dei seri dubbi e che con il primo verso (il timore è fondato: forse) s’insista in tale gioco. 


L'autore
Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Attualmente vive a Verona, dove si è trasferito da una decina di anni per insegnare. È autore di alcune raccolte di poesia, tra le quali Nessun mattino sarà mai l’ultimo (Zone, 2008), L’assedio di Famagosta (Lietocolle, 2015), Calypso (Oedipus, 2016), Il talento dell’equilibrista (Ladolfi, 2018), Il giardiniere cieco (Transeuropa, 2019). Per la saggistica, ha collaborato con alcune riviste con studi su D’Annunzio, Luzi, Boccaccio e Marino, oltre che sulla poesia del Novecento.




72 pp.

9788833563442

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