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Al canto delle sirene manca l’acqua potabile - Raffaele Ciccarone

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«Ciò che resta lo fondano i poeti» ha scritto Hölderlin. Ciccarone prende in parola la parola di Hölderlin e per scrivere poesia adotta i pensieri di un marziano che pensa gli umani: «solo i pensieri che non comprendono se stessi sono veri» ha scritto Adorno ed è vero, perché è stato il «reale» che ha frantumato la «forma» panottica e logologica della tradizione della poesia novecentesca
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«Ciò che resta lo fondano i poeti» ha scritto Hölderlin. E infatti, ciò che resta sono i materiali combusti, le scorie radioattive, i materiali inerti, non riciclabili, il biossido di carbonio, gli scarti della combustione, gli scarti della produzione, le parole sporcificate. Ciccarone prende in parola la parola di Hölderlin e per scrivere poesia adotta i pensieri di un marziano che pensa gli umani: «solo i pensieri che non comprendono se stessi sono veri» ha scritto Adorno ed è vero, perché è stato il «reale» che ha frantumato la «forma» panottica e logologica della tradizione della poesia novecentesca. Raffaele Ciccarone ne ha preso atto e si comporta di conseguenza con un bagaglio di encomiabile allegrezza e leggerezza. È l’allegria lunaire della poesia kitchen. I versi di Ciccarone sono equivoci di significanti, errori di manifattura, colpi di scherma in punta di fioretto, scambi della catena di montaggio delle parole biodegradate, inutilizzabili, riadattate e ricompostate. Sono queste parole che richiedono la distassia e la dismetria, sono le parole combuste che richiedono un nuovo abito fatto di salti della immaginazione senza fili. Il «reale» del distico di Ciccarone è dato dalla compresenza e complementarietà di una molteplicità di punti di vista, di interruzioni e di dis-connessioni della organizzazione frastica. La forma-poesia della nuova poesia diventa così un distico dismetrico che contiene al suo interno una miriade di dis-allineamenti fraseologici, di dis-connessioni frastiche, di interruzioni, di deviazioni sintattiche, di interferenze, di rumori di fondo. Il distico diventa un aquilone o, meglio, una mongolfiera che contiene al suo interno le pulsioni, le fantasie, le follie che si sprigionano dal decadimento biochimico delle parole un tempo nobili e nobiliari.

L'autore
Raffaele Ciccarone, ex bancario in pensione, dipinge, espone in collettive con gruppi artistici. Ha pubblicato su piattaforme on line con uno pseudonimo circa un centinaio di poesie e partecipato a gruppi di poesia a Milano. Nel 2022 ha pubblicato tre racconti col titolo Sull’orlo (Porto Seguro). È uno degli autori presenti nell’Antologia Poetry kitchen, nel volume di contemporaneistica e ermeneutica di Giorgio Linguaglossa L’Elefante sta bene in salotto e nella Agenda 2023. Poesie kitchen edite e inedite (Progetto e Cultura, 2022). Collabora alla rivista “Il Mangiaparole”, trimestrale di poesia e critica contemporanea.

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«Ciò che resta lo fondano i poeti» ha scritto Hölderlin. Ciccarone prende in parola la parola di Hölderlin e per scrivere poesia adotta i pensieri di un marziano che pensa gli umani: «solo i pensieri che non comprendono se stessi sono veri» ha scritto Adorno ed è vero, perché è stato il «reale» che ha frantumato la «forma» panottica e logologica della tradizione della poesia novecentesca

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