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Stige - Tutte le poesie

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Stige (1992) è l’opera che rivelò il talento di questa straordinaria poetessa. Il libro appare estraneo al clima culturale dei primi anni Novanta, si presenta come un susseguirsi di fotogrammi in una lingua inventata («inventata et invetriata»). C’è un personaggio femminile che parla un idioma inventato che oscilla tra il sacro e l’osceno; il personaggio è recluso «nel monasterio» di un lontanissimo medioevo che parla un latino ingobbito, una «neolingua», lo definisce Amelia Rosselli;

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Stige (1992) è l’opera che rivelò il talento di questa straordinaria poetessa. Il libro appare estraneo al clima culturale dei primi anni Novanta, si presenta come un susseguirsi di fotogrammi in una lingua inventata («inventata et invetriata»). C’è un personaggio femminile che parla un idioma inventato che oscilla tra il sacro e l’osceno; il personaggio è recluso «nel monasterio» di un lontanissimo medioevo che parla un latino ingobbito, una «neolingua», lo definisce Amelia Rosselli; sembra quasi di intravvedere il futuro nuovo volgare, sembra un presente che si volge al futuro ed invece è il futuro che si volge al passato. La reclusa parla come in trance parole anfibologiche e sordide. C’è un codice segreto in questi scorbutici frasari in tardo latino di Madonna dove si celebra la disperata vitalità linguistica di una condizione umana in un reclusorio monasteriale. Ci troviamo davanti a geroglifici linguistici in onore di un ostensorio erotico pagano, squarci di altre vite vissute in epoche precedenti. Un personaggio femminile parla in una «neolingua», un misto di tardo latino e di italiano antichizzato, lacerti temporali e immaginifici di un altro tempo, di una anti vita e di un anti mondo, sequenze disconnesse in geroglifici linguistici dal poderoso passo del latino medievale. Stige è un’opera che va collocata sì in un concetto di poesia finzionale ma nel filone di irrealismo onirico e postsperimentale a cui fa riferimento la stessa Amelia Rosselli che firma la prefazione al volume del 1992.

 

L'autrice

Maria Rosaria Madonna nasce a Palermo nel 1942 e muore a Parigi nel

2002. Nel 1992 dà alle stampe il suo unico libro di poesia, Stige, con prefazione

di Amelia Rosselli. Collaborerà saltuariamente con il quadrimestrale di letteratura

Poiesis (1993-2005), diretto da Giorgio Linguaglossa. Nel 1995 firma,

insieme ai poeti della rivista, il Manifesto della nuova poesia metafisica. Il

presente volume incorpora le poesie già pubblicate nella raccolta d’esordio,

altre poesie apparse sulla rivista citata e un nucleo di inediti.

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Stige - Tutte le poesie

Stige (1992) è l’opera che rivelò il talento di questa straordinaria poetessa. Il libro appare estraneo al clima culturale dei primi anni Novanta, si presenta come un susseguirsi di fotogrammi in una lingua inventata («inventata et invetriata»). C’è un personaggio femminile che parla un idioma inventato che oscilla tra il sacro e l’osceno; il personaggio è recluso «nel monasterio» di un lontanissimo medioevo che parla un latino ingobbito, una «neolingua», lo definisce Amelia Rosselli;

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